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La traduzione giuridica

Interrompo i lunghi mesi di silenzio per parlare di una questione sui cui credo ci sia un dibattito mai chiuso: le traduzioni giuridiche. Le scuole di pensiero sono diverse: c'è chi dice che si tratti di traduzione tecnica, sì specializzata, ma affrontabile da un qualsiasi traduttore esperto, chi pensa debba essere affrontata solo da giuristi. Come sempre da queste parti la risposta è: dipende. Per favore non abbandonate l'aula in segno di protesta. :) Una traduzione giuridica è prima di tutto una traduzione e quindi non è mai impossibile. I problemi sono legati, come sempre, a contesto e uso. La prima cosa da chiarire con il committente (e quindi con se stessi) è l'uso della traduzione. Un contratto è, e sarà sempre, legato alla normativa del paese di provenienza. Io, traduttore, non potrò mai creare un contratto che sia valido anche nel paese di destinazione. Non si può parlare, come nel caso della localizzazione, di adattamento. Non c'è adattamento che teng...

Il diavolo è nei particolari

Per una strana coincidenza ho passato la giornata al lavoro cercando di spiegare ai colleghi che, in un progetto web (e non solo probabilmente), dio è nei particolari. Tentavo di far comprendere l'importanza delle piccole cose, ma al contempo il bisogno di bilanciare le linee guida con le necessarie personalizzazioni di un sito. E la personalizzazione si può far risaltare proprio nei dettagli. Sono rientrata a casa e ho compreso perché il detto è, correttamente, "il diavolo è nei particolari". Mentre assassinavo un povero  coniglio in padella, ho iniziato a sfogliare un bel regalo ricevuto di recente: un volume sul cioccolato. Purtroppo l'occhio mi è caduto su alcuni dettagli e ho sentito una risata diabolica alle mie spalle. Due i dettagli che hanno messo in difficoltà il traduttore che è in me. A un certo punto l'autore, francese, elenca i possibili abbinamenti con il cioccolato. Una pagina è dedicata ai tè. Chi mi conosce sa che sono un'appassionata...

Le citazioni della Bibbia in traduzione

Credo che un "problema" risaputo nel campo sia che il traduttore editoriale e letterario debba avere conoscenze enciclopediche. 1 Un esempio lampante sono le citazioni bibliche spesso presenti nei testi anglosassoni. Per un traduttore ci sono diverse difficoltà, non da ultima quella di riconoscerle come tali. In base alla complessità e al tipo di testo, inoltre, dovrebbe scegliere la traduzione (perché la Bibbia è una traduzione continua) più vicina al periodo del testo originale. Forse meno evidente è la cecità che ci portiamo dietro in quanto fedeli (o per lo meno cresciuti in una fede). Le conoscenze di primo livello in ambito religioso, infatti, sono colorate dalla fede in cui si è cresciuti. Quanti sono veramente consapevoli, per esempio, che il Nuovo testamento non è parte della Bibbia? La maggior parte dei cristiani, di qualsiasi denominazione, lo considera la parte "nuova" appunto della Bibbia (Antico testamento). Più complesso, invece, il problema ...

È sempre colpa del traduttore?

Un po' di tempo fa abbiamo festeggiato gli 80 anni della mia splendida mamma con una festa a sorpresa. Per ragioni varie, quest'anno mi sono limitata a fare in casa solo il dolce, una splendida cheesecake all'arancia. Ho preso la ricetta da un testo che ho in casa da un po' ma che non avevo ancora mai sfruttato. Durante la "lavorazione" sono venuti fuori alcuni problemi che, naturalmente, pur con le dovute cautele (io notoriamente mordo), sono stati addebitati al traduttore. (Avevo due "folletti" d'aiuto, o meglio un nanetto dispettoso e un jester...ma non entriamo nei particolari.) Il libro è Frolla&Sfoglia  di Michel Roux della Guido Tomasi editore .  Il problema che si è presentato è che il ripieno di formaggio è risultato più che doppio rispetto alla capacità della base. Dare per scontato però che la colpa sia in qualche modo del traduttore è per lo meno "razzista". Non voglio difendere la categoria a tutti i costi, nelle ...

Comunicazione di servizio

Una breve comunicazione per segnalare che il sito è down (almeno a momenti). Chiedo scusa a chi avesse bisogno di scaricare i manuali egroupware o altro. :(

Le traduzioni fatte in casa

Ore 9: ricevo la telefonata di una amica che lavora in una segreteria. Mi dice che le è stato chiesto di rivedere una traduzione: una traduzione in inglese di un testo giuridico . Dopo averle detto (e ripetuto) che questo genere di lavori deve essere assegnato a un madrelingua inglese specializzato, le dico di inviarmi i file per cercare di contenere i danni. Naturalmente avrei dovuto immaginare che non esiste modo di contenere certi danni, in particolare, quelli di una cultura che ritiene sia sufficiente aver studiato due anni di inglese per poter tradurre. Prime righe del documento.

Ipercorrettismo in traduzione

In italiano per ipercorrettismo si intende la "tendenza a correggere forme o pronunce in realtà giuste" (Sabatini Coletti, edizione online sul Corriere della Sera). Oggi mi è venuto in mente che anche i traduttori corrono il rischio di "ipercorreggere" forme di per sé corrette. Due sono le possibilità:

The girl with a dirty mouth

Il post di Ilaria , Terms of abuse , mi dà la possibilità di riprendere a parlare di traduzione, dopo un lungo periodo di "blocco del traduttore" causato da impegni di lavoro esclusivamente sul versante web. Le differenze fra le lingue iniziano immediatamente: noi parliamo comunemente di parolacce, loro di swear word . Noi enfatizziamo l'infantilismo, loro l'aspetto profano. Da qui inizia una caduta libera. I false friends dominano il campo, i "calchi" si sprecano e i significati partono per la tangente. Trovo altri due problemi nella resa delle f-words , l'impatto dello slang, che spesso dimentichiamo, e il passare del tempo. Termini inaccettabili con il tempo appunto diventano blandi. Ho un amico, oggi cinquantenne, che un tempo potevi insultare come volevi tranne chiamandolo bastardo . Non è l'insulto alla madre, ma una questione politica. Per lui il termine era associato a una ben definita area politica e quindi inaccettabile. Per la mia g...

La traduzione in cucina: i tagli di carne

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Update : Licia segnala un filmato di The Guardian su Four men and a pig: a lesson in Italian butchery. Un post di Translation Blog su un incidente "diplomatico" a tavola fra francesi e inglesi mi ha ricordato uno dei problemi che si incontrano nella traduzione dei libri di cucina: i tagli della carne. Se nella traduzione di cucina esotica si presenta, ma ben noto, il dubbio su come bilanciare ingredienti introvabili e il desiderio di normalizzazione (soprattutto da parte delle case editrici), spesso si dimentica che i problemi più insidiosi vengono da testi "amici". Chiunque sia appassionato di cucina sa perfettamente che bacon e pancetta non sono esattamente la stessa cosa. Lo stesso vale per cream e panna, non da ultimo perché in Italia questa è quasi sempre da affioramento. I tagli, dicevo. Sono traduzioni insidiose perché spesso non coincidono esattamente, anche fra paesi affini. Spesso l'unica soluzione è confrontare i "grafici" e le ...

Dancing on architecture

Ieri ho ricevuto la telefonata di una PM che mi chiedeva aiuto. Stava leggendo una traduzione e non capiva il testo. Non mi ha dato molte informazioni, se non che si tratta di un film o citazione da film ( Playing by heart , con Sean Connery) . Talking about love is like dancing on architecture Voleva capire significato e resa. Sul significato ho potuto aiutarla, è un modo per dire che [qualcosa] non è possibile. La resa naturalmente dipende da troppe cose (tipo di traduzione, oggetto tradotto, contesto ecc.) La frase sembra essere una citazione di Steve Martin che a sua volta cita Monk . Significato a parte, ha senso tradurre una frase/citazione in modo letterale? Quali sono le vostre scelte?

Parole con il dono dell'ubiquità

E' abbastanza normale che ognuno di noi abbia una serie di termini che usa in continuazione, una coperta di linus composta di parole. (Ho un collega, per esempio, che con molta cortesia mi chiede di rivedere i suoi lavori, la sua parola preferita è "pertanto" :) Il fascino di una traduzione letteraria/editoriale si trova spesso in queste ricostruzioni, nello scoprire la trama di questa coperta e provare a ricrearla con un "uncinetto" diverso. In altri campi, come quello tecnico, la presenza ripetuta di un lemma è in parte dovuto a una necessità di precisione millimetrica, in parte anche a una certa sciatteria linguistica (non sempre naturalmente). A volte invece è semplicemente una questione di gusto. Il mio ultimo lavoro, appartenente al mondo della traduzione "grigia", è composto da una serie di schede che spiegano al lettore un disturbo medico o le proprietà di un alimento (Per gli studenti: no, non capitano sempre lavori interessanti...:). La parol...

Breads and roses

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A volte, in questo lavoro, ci si chiede se le parole più che pietre siano soprammobili. Usate come riempitivo. Ho già affrontato in altri post la questione delle gabbie , di come sia difficile far rientrare un testo italiano in una gabbia fisica preparata per una lingua diversa. Se mi permettete, è un po' come cercare di far entrare una donna di taglia 46 in una taglia 42. Non che sia impossibile, naturalmente, semplicemente dipende... :) Molto raramente si ha un problema diverso, quello di eliminare "grassi" dall'originale. Povere parole messe li a fare da cuscinetto e rimpolpare un palo per farlo passare da donna. (Giusto per rimanere in tema...) Elenchi di sinonimi, usati al posto dello spazio bianco (perché non diventi eccessivo, perché non faccia pensare a scarsità di idee, perché...) Certo la situazione si complica quando in due elenchi di "opposti" si trovano parole invece "simili". Se il pumpernickel, per esempio, è un pane di farina integr...

Cream

Nonostante sia una fan di TAFKAP, il titolo del post non è legato alla sua vecchia hit, né alle scorpacciate natalizie. Cream è banalmente la panna, tuttavia, il contesto nonché la sua natura "reale" potrebbero rendere difficile la resa persino di una parola così apparentemente semplice. Partiamo dal contesto. In un testo di narrativa, a meno di trovarvi di fronte a una situazione/personaggio particolare, non dovreste avere problemi: e panna sia. Già in un saggio, se è di natura gastronomica, le cose potrebbero complicarsi. Se il testo, infine, è di natura medico-scientifica rischiate di finire nei guai. In Italia, infatti, abbiamo due tipi di panna in vendita comunemente: panna da cucina panna da montare (o da pasticceria) La differenza fra le due è nella quantità di grassi, al 25% ca la prima, al 35% la seconda. (Esiste poi la cosiddetta panna da caffetteria, al 10% di grassi, è quella monodose "da bar".) Ognuna quindi ha una composizione diversa (proteine, grass...

Esistono lavori facili?

Vista la richiesta esplicita di risposta a un commento del post precedente, lascio i miei due cents. Partiamo dalla prima domanda. Esistono lavori facili? Si e no. Quello che dice Luigi è corretto ma non è tutto. Ho già notato altre volte la tendenza nel suo modo di esprimersi a essere molto (troppo?:-) netto. Non esistono, nella realtà, lame così affilate. Perché la lingua è sfumatura. Anche in un sfogo molto banale come il mio, sotto c'è molto di più di ciò che appare. Personalmente quando parlo di lavoro facile, non intendo che l'argomento è mio e quindi sarà un gioco da ragazzi. Questo genere di semplicità potrà essere vera in altri campi (forse anche la traduzione tecnica, in parte) ma in genere è pericolosa in ambito letterario. La difficoltà non è solo terminologica, ma di stile, di ambientazione ecc ecc. Questo in generale. Nello specifico, non intendevo, come sembra sottintendere Luigi con il suo commento, che il lavoro sarà difficile perché *non è il mio campo/non ne ...

Non sarà un lavoro facile

Ecco cosa intendo quando dico problemi: Behind this is a checkbox titled non-blocking when an appointment should not to check off cause an alarm message for a missed deadline! O anche: Planner = pianificatore

La Nota del Traduttore, abusi di un mestiere...

Non amo dare consigli, perché non sono un esperto. Vorrei però esporre la mia opinione su un argomento, la nota del traduttore di cui credo si "abusi". Non è la nota in sé a essere un male, piuttosto, come nel caso di alcuni tipi di punteggiatura, viene usata in modo scorretto. Partiamo da una definizione di cosa sia una NdT. Ammettiamolo onestamente: una ndt è principalmente un fallimento. [Pausa. Avete ripreso a respirare? Bene, proseguiamo.] Non è necessariamente un fallimento del traduttore, alcuni concetti/idee/termini ecc necessitano di una qualche spiegazione. In molti casi però è la via d'uscita più facile da uno stallo terminologico. Sfortunatamente, a volte, è anche la peggiore. Escludendo il romanzo, che necessita di una sensibilità linguistica particolare, nel saggio per uscire da una impasse traduttiva si può optare per due scelte: l'inserimento di un testo esplicativo all'interno del testo stesso la NdT Non ci sono dubbi che preferisco la prima: è me...

Anatomia di un romanzo: Indiana Jones e il teschio di cristallo

Adesso che non corro più il rischio di essere denunciata da George Lucas e Steven Spielberg, posso finalmente parlare di Indiana Jones e il teschio di cristallo che ho tradotto con una collega, Valentina Ballardini. Scrivere un post a cinque mesi di distanza da una traduzione non aiuta molto l'argomento ma proverò lo stesso a parlare di alcuni fra i punti che ho affrontato nella traduzione, escludendo per esempio "l'ansia da prestazione". Si lo so, tutti ne soffriamo ma nessuno ne vuole parlare. Capisco ... ma non studio psicologia, prego. Indiana Jones, per chi non lo sapesse, non è solo una trilogia di film, è anche una collana di libri... ben più di tre. Uno dei problemi che ci siamo poste è avere i volumi precedenti. Gli autori sono diversi ma le caratteristiche del "trademark" sono necessariamente identiche. Sfortunatamente, però, la richiesta è caduta nel vuoto, il cliente non ci ha fornito i testi né le biblioteche possedevano i volumi. Posso solo de...

Sindrome sconosciuta

Qualcuno ha mai sentito parlare della sindrome di Elos Dandros? Ha un corrispettivo ita? Grazie

Del tradurre

Ringrazio Ilaria del commento al mio post precedente. Approfitto per citarla e chiarire alcuni termini della teoria della traduzione (da me precedentemente brutalizzati). Semplifico ma per chi vuole approfondire, il libro di Ilaria ha una bibliografia aggiornata da cui partire. Quando un traduttore si trova di fronte a un termine polisemantico (= con più significati), deve nella maggior parte dei casi operare una scelta. Non potendo mantenere tutti i significati, ne sceglie - a volte arbitrariamente - uno. Questa scelta viene detta negoziazione. Un traduttore si rivela però anche in altre scelte, per esempio, nell 'addomesticare una traduzione (quello che chiamavo localizzare, ossia adattare alla lingua e alla cultura) o chiarirla (nel mio post = differenziare). Come esempi di una traduzione addomesticata Ilaria riporta alcuni nomi "italianizzati": Susanna Bones > Susanna Hossas (0ssa) Terry Boot > Terry Steeval (stivale) Notare come i nomi - seppur italianizzat...

Uomini o caporali?

Per chiarire il post precedente sulle differenze culturali, spesso poco note o evidenti, che separano le lingue, vi porto come esempio i titoli. [Inizio ranting personale] In Italia, come si sa, un titolo non si nega a nessuno. Siamo tutti dottori, al punto che dare del signore ormai è una offesa, laddove è -o era- un complimento. ("E' un vero signore"...). Non è così, però, in inglese in cui si preferisce la professione al titolo. [Fine ranting] Potrebbe venire naturale pensare quando si incontra un "Dr." di tradurlo con il corrispettivo false friend "dottore". Ma le lingue, le culture e non da ultimi i sistemi educativi sono diversi. La definizione di doctor in inglese è "a person who holds the highest university degree". Ben diversa quindi dal nostro semplice laureato. Oppure "a person who is qualified to practise medicine" (Oxford). Se non stiamo parlando di un uomo di nome House, dunque, una scelta da prendere in consideraz...