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Del tradurre

Ringrazio Ilaria del commento al mio post precedente. Approfitto per citarla e chiarire alcuni termini della teoria della traduzione (da me precedentemente brutalizzati).

Semplifico ma per chi vuole approfondire, il libro di Ilaria ha una bibliografia aggiornata da cui partire.

Quando un traduttore si trova di fronte a un termine polisemantico (= con più significati), deve nella maggior parte dei casi operare una scelta. Non potendo mantenere tutti i significati, ne sceglie - a volte arbitrariamente - uno. Questa scelta viene detta negoziazione.

Un traduttore si rivela però anche in altre scelte, per esempio, nell'addomesticare una traduzione (quello che chiamavo localizzare, ossia adattare alla lingua e alla cultura) o chiarirla (nel mio post = differenziare).

Come esempi di una traduzione addomesticata Ilaria riporta alcuni nomi "italianizzati":
  • Susanna Bones > Susanna Hossas (0ssa)
  • Terry Boot > Terry Steeval (stivale)
Notare come i nomi - seppur italianizzati - abbiano comunque un suono "inglesizzante". (Questo perché si tratta di addomesticazione e non stravolgimento! Non siamo più ai tempi in cui si trasportava un'intera cultura chiamando personaggi che vagavano nella brughiera Maria, Carlo, Luigi ecc. )

Quando la traduzione esplicita (più dell'originale) si dice che è chiarificante. Può trattarsi della traduzione di un nome o della presenza di un inciso. Fra i tanti esempi citati da Ilaria mi colpisce la scelta di rendere Parvati con Calì (per esplicitare al lettore italiano le origini indiane o pakistane).

Perdere, compensare, rinunciare (Ilaria Katerinov, Lucchetti Babbani e Medaglioni Magici, Cameplopardus, 2007, pag. 63)
Per i non addetti ai lavori (ma non solo) è anche interessante il capitolo Giocare con le parole nel quale, grazie al maghetto più famoso al mondo, si comprendono con facilità concetti non semplici della teoria della traduzione (sopracitati) ma soprattutto si vedono nella pratica le difficoltà di una traduzione.
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