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Ricette e ingredienti: quando si tratta di errori del traduttore?

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Un paio di settimane fa Licia ha segnalato, via Twitter, a me e Debora Serrentino un articolo su Il Post: " Il dolce da copiare a Nora Ephron " con il suggerimento di guardarne le scelte terminologiche. Monkey Bread (c) Mark Bonica La traduzione di Monkey Bread Questo è (parte de) il testo sul Post: Il Monkey Bread di Nora Ephron Ingredienti: 4 lattine di “refrigerator biscuit” (circa 40): sono biscotti con un impasto che si tiene in frigorifero e che viene comunemente venduto negli Stati Uniti (trovate una ricetta qui ) 1 e 1/2 cucchiaio* di cannella 1/2 tazza* di burro 1 tazza di zucchero bianco 1 tazza di zucchero di canna * le misure sono americane: 1 cucchiaio da tavola corrisponde precisamente a 15 ml e una tazza a 236 ml Taglia ogni biscotto in 4 pezzi. Versa zucchero bianco e cannella in un sacchetto di plastica e scuotilo. Aggiungi i biscotti a pezzi. Poi scuoti per far amalgamare bene e metti tutto in uno stampo imburrato. Cuoci lo zucch...

Can food really be translated from one culture to another? A guest post by Louise Taylor

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Food is one of the most fascinating aspects of any culture. For those who like to travel, sampling the tastes and scents of another country is a key part of beginning to understand that society. Many holidaymakers seek to recreate the foods they’ve eaten on their travels once they’re back home, only to find that the dish they’ve created doesn’t taste quite like it should. Even with the perfect ingredients, attempting to translate a recipe from one culture to another can be difficult. Localized food. Photo: Eleonora An English person can cook a recipe following the instructions in a Spanish cookbook. However, that English cook won’t have the benefit of having grown up with the deep history of Spanish cuisine. They won’t have smelled simmering pots and been given titbits whilst getting under their mother’s feet in a Spanish kitchen. This can cause problems for even the most celebrated chefs – the UK’s Jamie Oliver managed to offend almost the whole of Spain when he included c...

Tradurre in cucina

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Incredibile a dirsi, ma siamo di nuovo in vista delle chiacchiarate enogastronomiche :). Anche quest'anno il corso offerto da Langue&Parole unisce le due facce editoriali, scrittura e traduzione, ed è in convenzione con Biblit, Aiti, Strade, Tradinfo, Aniti. Per informazioni, costi e data di iscrizione: http://www.langueparole.com/formazione/laboratori-di-aggiornamento/tradurre-in-cucina.html Se vi interessa, vi aspetto in chat!

Tradurre in cucina

Il 2 e il 9  il 13 febbraio 2015 ci vediamo online sui server di Langue & Parole per la versione 2015 delle   conversazioni con un traduttore enogastromico   (in altre parole io :) Le due chat hanno come argomento alcuni aspetti della la traduzione in cucina, problemi, termini, soluzioni. Vi aspetto.

La sovracompensazione o anche "the devil is in the details"

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Una ricetta di Clotilde, of Chocolate & Zucchini fame , mi ha dimostrato ancora una volta quanto sia pericolosa in traduzione quella che io chiamo sovracompensazione. È una svista normale, dovuta al fatto che il traduttore si identifica con l'autore al punto di sostituirlo. O meglio di sostituire, o sovrapporre, la sua esperienza personale a quella dell'autore. Un caso semplice, e in questo caso indolore (se non per il mio orgoglio :) ma che dimostra quanto un errore possa costare caro. Sono una fan di Clotilde Doussoulier, del suo blog e dei suoi libri di cucina. Purtroppo non sono la sua traduttrice in italiano... le sigh. Quando mi viene voglia di cucinare, come prima cosa navigo il suo blog o sfoglio le sue ricette. Non so perché (o forse si...) mi è venuta voglia di provare a fare le brioche. (Si, ok, uccidetemi...) Cerco et voilà ecco una ricetta sul suo sito. Leggo interessata e decido di provare. Ma commetto immediatamente un doppio errore, alla parola yeas...

Danni da traduttore automatico in mano a incompetenti (senza offesa)

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Questo post non è rivolto ai colleghi, nessuno dei quali ha mai messo mano a questi testi (ma neanche uno studente del primo anno di università credo). Questo post vorrebbe (ma non può) far cambiare idea ai commercianti per far comprendere loro quale enorme figuraccia fanno e quanti danni economici si autocausano. (Perché sinceramente ho qualche dubbio che qualche madrelingua possa capire di cosa si tratta.) Si comincia.... Normale pausa pranzo di un qualsiasi ufficio in una città italiana mediamente turistica. Bar fuori dalle aree turistiche del centro storico per un viale di circonvallazione. Un gruppo di colleghe entra e si ferma a mangiare. Una di loro a momenti si strozza e, ammetto, cede alla tentazione di prendersi un menu perché onestamente. Prova dell'accusa #1 Non credo che grains, trousers, pasta pastry, o salata stuffed  siano in qualche modo comprensibili a qualcuno. Prova dell'accusa #2 Per cui se un cliente chiede un analcolico gli portano una ...