Harry and me o anche dei lucchetti babbani e dei medaglioni magici


Ieri ho finalmente trovato alla Feltrinelli il testo di Ilaria, ex Miss Prissy, Katerinov.
Era un po' che lo cercavo, divertita e interessata dal pdf che mi aveva segnalato nella discussione sulla traduzione pirata di Harry Potter.

Come immaginavo il libro è interessante e piacevole e mi ha permesso di scoprire tutto un mondo. Non ho letto HP in italiano e anche la versione inglese (per una volta) non me la sono rovinata preoccupandomi di come avrei lavorato ...

Ho divorato il libro in una serata (si, sempre stata bulimica io...), apprezzandone anche la semplicità di spiegazioni per il non addetto ai lavori.

Senza voler criticare il lavoro di Ilaria, due sono i punti che non mi trovano del tutto d'accordo.

  • Critiche non risolutive
  • Alcuni commenti "personali"

Provo a spiegarmi, considero "critiche non risolutive" tutti quei punti in cui critica (giustamente) una traduzione, spiegando il perché non è all'altezza o non è corretta. Poi però non offre una soluzione :)
Allora forse non era così semplice non "errare" ... :)

I commenti sono quei momenti, nella maggioranza dei casi divertenti e pregnanti, in cui si lascia andare a opinioni personali. In alcuni casi però mi sembra esageri, per esempio, quando dice convinta che si tratta di errore di traduzione (vedi il caso Dumbleldore = Silente). Come essere certi si tratti di errore di traduzione?
Potrebbe tranquillamente trattarsi di una scelta traduttiva errata. Che è ben diversa dall'errore... (= non vedere, non rendersi conto, capita a tutti :)

Queste critiche mi sono sembrate eccessive perché una traduzione è appunto un "traghettamento" (da cui il titolo dei post precedenti). Si cerca di traghettare il più possibile. Senso, contesto e lingua, come nell'indovinello della capra e dei cavoli, devono essere portati al di là del fiume in un certo ordine per evitare che uno mangi l'altro. Non è sempre possibile trasportare tutto (anzi), portarne con efficacia 2 su 3 onestamente non mi sembra un insuccesso.
Per chiarire penso al caso Severus Snape aka Snivellus.


In linea generale, e questo vale anche per un traduttore che rivede le sue opere a distanza, se è vero che con il senno di poi siamo tutti maestri, è proprio grazie a opere come queste che possiamo imparare dai nostri errori (e da quelli degli altri).
Grazie Ilaria!

Commenti

Ilaria ha detto…
Grazie mille! Fa sempre piacere essere recensiti da un collega. Dunque, rispondo al volo alle tue due osservazioni:

- critiche non risolutive: vista la sua piccola mole, il libro non voleva né poteva essere esaustivo. Né nel senso di elencare tutti gli errori commessi, né nel senso di proporre soluzioni alternative per ciascuno. Sarebbe stato un esercizio sterile. Quindi abbiamo dovuto operare alcune scelte, una selezione. Poiché non avevo la presunzione di spiegare alla Salani come si traducono i romanzi, e poiché lo scopo del libro (speravo fosse chiaro già dall'introduzione, e poi lo ripeto altrove) NON è "criticare" la Salani, ma piuttosto mostrare quanto è difficile fare il traduttore, io per prima riconosco che mi sarei trovata in enormi difficoltà di fronte all'impari compito di tradurre HP. In alcuni casi ho proposto una traduzione alternativa per far vedere al lettore come si attivano i neuroni del traduttore quando deve inventarsi la soluzione a un problema. Ma farlo ogni singola volta avrebbe appesantito troppo il libro, a mio giudizio.

- non sono certa di aver capito bene la differenza tra "errore" e "scelta traduttiva errata". Comunque nel caso di Silente - al di là del fatto che la stessa Rowling la considera una traduzione impropria - per me si tratta di un errore palese: in inglese il nome vuol dire "calabrone", quindi per estensione "ronzìo", mentre il nome italiano veicola il senso esattamente opposto, il silenzio. A me (e alla Rowling) sembra probabilissimo - ai limiti della certezza - che la traduttrice non abbia capito di dover cercare il nome in un dizionario di inglese antico, e che abbia creduto, in totale buona fede, che il nome provenisse semplicemente dalla parola "dumb", nel senso di "muto", quindi "silente". Quindi, se ho ben capito, tu ipotizzi che si tratti di "scelta traduttiva errata", ovvero: la Astrologo aveva tutti gli elementi per decidere, e ha scelto di privilegiare l'elemento del "silenzio". Io invece sono convinta che l'Astrologo non si sia minimamente posta il problema, ma si sia fermata al significato corrente (in inglese moderno) della prima metà del nome, "dumb".

Ti ringrazio ancora; le osservazioni dei lettori sono preziosissime, e nella lieta eventualità di future ristampe del libro avrò cura di rendere più chiari certi concetti. In particolare, riguardo alla tua metafora della capra e dei cavoli, mi sembrava di essere stata piuttosto equilibrata nel tributare alle traduttrici gli elogi che meritavano, per essere uscite indenni da alcune sabbie mobili insidiose (vedi muggle/babbano, ricordella, nottetempo, Eileen Prince...). Anzi, figurati che qualcuno mi ha accusata di essere stata troppo buona con la Salani... Ma si sa, i fan inviperiti si aspettavano un pamphlet polemico, e forse in questo ho deluso qualcuno ;) Tanto più, quindi, mi fa piacere sentire una voce di senso opposto.