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Anatomia di un romanzo: Indiana Jones e il teschio di cristallo

Adesso che non corro più il rischio di essere denunciata da George Lucas e Steven Spielberg, posso finalmente parlare di Indiana Jones e il teschio di cristallo che ho tradotto con una collega, Valentina Ballardini.

Scrivere un post a cinque mesi di distanza da una traduzione non aiuta molto l'argomento ma proverò lo stesso a parlare di alcuni fra i punti che ho affrontato nella traduzione, escludendo per esempio "l'ansia da prestazione".

Si lo so, tutti ne soffriamo ma nessuno ne vuole parlare. Capisco ... ma non studio psicologia, prego.


  1. Indiana Jones, per chi non lo sapesse, non è solo una trilogia di film, è anche una collana di libri... ben più di tre. Uno dei problemi che ci siamo poste è avere i volumi precedenti. Gli autori sono diversi ma le caratteristiche del "trademark" sono necessariamente identiche. Sfortunatamente, però, la richiesta è caduta nel vuoto, il cliente non ci ha fornito i testi né le biblioteche possedevano i volumi.
    Posso solo dedurre che in casa editrice abbiano lavorato per uniformare i volumi della serie. Certo sarebbe stato meglio se, insieme alle norme redazionali, mi avessero
    consegnato almeno le "caratteristiche" della serie.
    Soluzione: una rinnovata (e stretta) conoscenza della serie; i fan club e il sito ufficiale.

  2. Un libro "creato per il mercato" ha certo i suoi limiti ma non per questo non va rispettato. Il personaggio è un archeologo che vive e opera in un dato contesto temporale e geografico. Per di più ha la tendenza a viaggiare molto :-)
    Credo che abbiate compreso: è necessaria una discreta conoscenza generale che va dal Conto lungo del calendario Maya all'Area 51 e imparare a riconoscere le spade, i templi maya e gli ammiccamenti alla fantascienza :)
    Soluzione: Una buona enciclopedia biblioteca personale

  3. Il lessico anni '50 che caratterizza soprattutto il personaggio di Mutt. Il lessico varia abbastanza in tutto il romanzo, ogni capitolo in effetti ha una sua caratteristica. Il capitolo in cui viene introdotto il personaggio di Mutt è molto legato allo slang anni 50.
    Il problema più che di comprensione (facilmente risolvibile con un dizionario di slang e alcuni siti internet di appassionati) è la resa.

    Se le gonne a campana e le giacche da studente (quelle con la "lettera", le letterman jacket da cui deriva lettermen, gli studenti più bravi, in genere nello sport) sono immediatamente riconoscibili, non sempre lo sono i particolari, per esempio, le poodle skirt (gonne a campana con il disegno di un barboncino).

    Più che i termini comunque le espressioni sono più complesse, per esempio,
    • smog in the nogging
    • to have a cow

    Chiaramente non è possibile prendere lo slang di un paese e trasportarlo di peso in un altro, nonostante le influenze culturali degli Stati Uniti sull'Italia. C'è poi il sospetto che la nostra idea degli anni '50 sia mitizzata attraverso film e telefilm. Soluzione: Equilibrare e compensare, magari usando I ragazzi di via Montenapoleone (Gianluca Lavta, Franco Angeli, 2006) per avere un'idea dei corrispettivi italiani.

  4. Il lessico militare. Anni '50, guerra fredda... non è difficile capire la provenienza ma anche qui è necessario fare ricerche approfondite per capire se i termini fra le lingue corrispondono esattamente ... che si tratti di rapier, T-minus, banali trucks o più complessi pezzi di un'armatura spagnola del XVI secolo.
    Soluzione: ringraziare gli amici appassionati!

  5. Legata ai punti precedenti è la solita scelta fra addomesticare e chiarire.

    Per esempio, se non è fondamentale sapere se la marca King Cool esistesse veramente o sia mai arrivata in Italia, e la sua resa rimane inalterata, più difficile è scegliere come rendere Howdy Doody.

    Chi ricorda Ritorno al futuro lo ricorda come E' l'ora di Howdy Doody! ma colleghi traduttori, per esempio Bruno Osimo nella sua traduzione di Preston Falls, lo rendono con "E' il momento di Howdy Doody". Altri ancora lasciano inalterato.

    La mia soluzione in questo caso è stata chiarire "con sintonizzato su uno show per bambini, Howdy Doody".

    Altre volte invece ho scelto di perdere informazioni per non appesantire, come nel caso della poodle skirt sopra citata che è diventata una semplice gonna a
    campana.

  6. Classico problema dei "prodotti" provenienti dagli USA (film, serie tv, libri) la ricchezza dei vocativi: un profuso uso di sister, son, man, pal ecc.
    Soluzione
    Contestualizzare, contestualizzare, contestualizzare.
    Sister non deve essere sorella e son non è necessariamente figlio. Quindi, dopo aver tagliato l'eccesso (l'italiano non l'inglese) la seconda cosa da fare è comprende come sono usati.

    Nel caso di Indiana Jones i due vocativi che hanno richiesto maggiore attenzione sono "sister" usato in alcuni momenti specifici da Jones verso la Spalko e son/man fra Jones e Mutt.
    Jones/Spalko: presente quando Jones perde la pazienza/diventa insofferente per qualcosa che lei dice. Ho scelto quindi "ragazza" a indicare questo atteggiamento (Jones è più grande/più esperto ecc)
    Jones/Mutt: uso notevole, soprattutto da parte di Mutt nei confronti di IJ. Son è diventato ragazzo, qualche volta figliolo; man è diventato vecchio, qualche volta capo. Quello che ho necessariamente dovuto perdere è l'ovvio padre/figlio che, vista la trama, non potevo usare direttamente senza tradirla. In inglese non è assolutamente ovvia la scelta dei termini e questo mi ha aiutata.

  7. Legati in un certo senso ai vocativi sono gli appellativi. Indiana Jones è il dr Henry Jones Junior o professor Jones, come tutti sanno.
    In italiano però "dr" non è dottore, se non nello specifico medico. Quel dr è solo un altro modo per indicare un professore, o più specificatamente una persona che ha un dottorato ed è avviato alla carriera accademica (magari come lecturer).
    Nel film, per una questione soprattutto labiale, naturalmente diventa il dottor Jones ma in un romanzo mi devo piegare alla logica del già noto?
    Personalmente ho preferito continuare a chiamarlo professore ma ecco uno dei casi in cui avere in mano i volumi precedenti mi avrebbe semplificato la vita (ed evitato di perdere tempo a chiedermi cosa fare...)
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