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Chiara, in un suo post, affronta un tema interessante: la traduzione dei neologismi e dei loro aspetti culturali.

In realtà mi sembra voglia evidenziare soprattutto l'aspetto "culturale" (ossia relativa a una cultura, non alla Cultura) che potrebbe andare perso. Ritengo, confortata anche dai suoi esempi, che questo aspetto sia particolarmente evidente proprio nei neologismi. Qui però, se volete, si apre un altro problema: un traduttore che non vive nel paese dalla cui lingua traduce può tradurre altrettanto bene?

Io immagino (e spero) che un traduttore straniero, che traduce dall'italiano, sia più informato di me su queste cose (non avevo mai sentito parlare di "tronista") ma d'altro canto, non vivendo in UK , se capitasse a me sarei in grado di non far perdere il significato? O peggio mi accorgerei delle citazioni televisive/teatrali/culturali? (Un neologismo in un certo senso lo vedi.)

Certo c'è la rete, eppure non so se sia la stessa cosa.

D'altro canto poi c'è il solito problema delle agenzie editoriali che, come il sole, baciano chi vedono. Mi darebbero ancora lavoro se vivessi all'estero? (In questo internet non sempre ha funzionato, vuoi mettere il risparmio di una che si viene a prendere il libro e gli altri materiali, cui puoi telefonare ecc ecc?)
In un certo senso sarei tagliata fuori, perché non potrei rivolgermi alle case editrici britanniche, che non traducono in altre lingue ma cedono i diritti alle case editrici straniere.

Mi sembra un cane che si morde la coda.

Mi viene in mente il termine asian. L'Hazon lo traduce come asiatico. Quanti sanno che questa traduzione non è corretta? (Non ho il Sansoni sotto mano, ma devo ricordarmi di controllare.)

(Ne ho scoperto il vero significato che avevo già iniziato a tradurre, per quanto da poco tempo. Cos'altro mi perdo?)
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