Localizzatori mon amour (Era chiarimenti...)

I post precedenti hanno preso a un certo punto una svolta inattesa, trasformandosi in una questione di professionalità vs amatorialità.

Ringrazio sia Luigi (che vorrei rassicurare sul fatto che non è stato frainteso*) sia Marco/cav dei loro commenti e dei loro post ma, dal mio punto di vista, si è usciti da quello che intendevo. Certo non sono un localizzatore ma rimango un traduttore con esperienza.

Allo sfruttamento sono contraria, al volontariato no. Considerando che non sono una pulzella, sono certa di saper distinguere le due.

Poi vi prego, non entriamo nel campo minato del traduttore giovane che si svende! Chiunque fra voi abbia mai seguito le liste sa che ci sono più mine in questo discorso che in Afghanistan...

Per il resto, mi trovate d'accordo: un buon lavoro si paga; anche se, sfortunatamente, gli artigiani della traduzione - quando si tratta di essere pagati - sono visti da alcuni come artisti. Art for Art's sake... l'input è: vivi d'aria!! :-D

Ciò non toglie che se Facebook preferisce non sganciare e gli utenti accettano qualsiasi mostruosità in italiano sarà ben una scelta loro.

Questo perché siamo, credo, tutti tranquilli del fatto che le traduzioni di un certo valore/importanza/peso/valore-che-vi-importa-di-più vengono pagate.
[No, facebook non mi sembra abbia un gran valore, per la vita intendo, non per chi ci guadagna sopra :-)]


Ricordate "l'incidente" del Cermis? I militari USA sono stati ben contenti di pagare non uno, non due ma gruppi di colleghi che hanno tradotto prima verso l'inglese e poi di nuovo gli stessi documenti verso l'italiano ...

Anyway, questo post in realtà voleva avere all'inizio un'altra funzione. Voleva essere una dichiarazione pubblica: i localizzatori non saranno mai pagati abbastanza.

(Ho fatto anche il traduttore tecnico ma la fatica di localizzare va ben oltre qualsiasi difficoltà che la mia scarsa memoria rimembri! )

Ai localizzatori fra di voi... mi inchino.




*Però mi sembra ancora confuso :-D

Commenti

Luigi Muzii ha detto…
Mi occupo di software a vari livelli da più di vent'anni e credo di conoscere abbastanza bene la differenza tra open source e free software.
Il fatto che possa sembrare confuso mi fa pensare che la confusione sia maggiore di quanto si voglia far credere e, per certi versi, alimentata.
IBM e Sun, solo per citare i primi due nomi che mi vengono in mente, rilasciano diversi loro prodotti a sorgente aperto, ma non necessariamente con licenza GNU GPL di cui è stata più volte crititata l'impostazione radicale, massimalista, fondamentalista.
Mi sono chiesto di quali risorse disponga Stallman per girare il mondo, ma in fondo mi interessa relativamente.
Più che per il codice, io sono per tenere aperti formati e algoritmi, che invece, guarda caso, sono proprio ciò che è possibile brevettare.
Di sicuro mi aspetto che il voto elettronico si svolga servendosi di piattaforme a sorgente aperto secondo modelli trasparenti e condivisi, mentre non vedo il problema di aprire il codice di un programma di automazione di ufficio. Nei formati e negli algoritmi c'è proprietà intellettuale quanto nel codice, ma mentre per implementare i primi occorre ben altro che riuscire a leggerli e interpretarli, appropriarsi dei secondi è mooooolto più semplice.
Distinguo, poi, tra volontarietà e gratuità. Si fa molta confusione anche su questo piano, del resto. Si parla spesso, infatti, di volontari, e di rado si dice che non prestano necessariamente la loro opera gratis. Anche qui, il primo nome che mi viene in mente è quello di Gino Strada.
L'UNICEF e la FAO impegnano ben più di 1/3 dei loro bilanci per sostentarsi; la Chiesa Cattolica devolve alle opere caritatevoli meno di 1/5 di quanto introita con l'8 per mille; quello che i grandi paesi occidentali hanno messo in campo per salvare le banche servirebbe a risolvere i problemi di tre stati africani in grave difficoltà; i compensi dei manager che hanno mandato a fondo grandi aziende nazionali e straniere corrispondono spesso a bilanci annuali di piccoli stati africani e asiatici; l'Afghanistan è ancora il primo produttore di oppio del mondo. Però è a noi che si chiede di fare sacrifici. No, grazie. Traduttori per la pace? No, grazie. Traduttori senza frontiere? No, grazie. E potrei continuare. Voglio insegnare alla gente a pescare non dare il pesce che ho pescato, dopo aver imparato a mia volta a farlo, a qualcuno che lo cederà in cambio di qualcos'altro anche se non necessariamente denaro.
Il Gruppo L10N era nato per trasferire conoscenze, e mi è servito per capire, attraverso un paio di iniziative che ci hanno coinvolto, che anche nell'apparente gratuità non c'è mai niente, ma proprio niente, di gratuito; in altre parole che nessuno fa niente per niente. Nessun problema, purché lo si ammetta.
Prestarmi per l'open source o il free software? No, grazie. Prestarmi per definire metodologie, algoritmi, formati? Sempre.
In rete è disponibile gratuitamente "Building a Localization Kit", in italiano e in inglese. La versione italiana si deve in parte a un'ex allieva dell'università per la quale insegno che si è prestata gratuitamente per fare esperienza.
A me, però, è stato chiesto di tenere una lezione sui localization kit a Marsiglia per 200 euro, nell'ambito di un corso per seguire il quale se ne pagavano 1150.
Scusa per la lunghezza.