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Cattive traduzioni

Prima di oggi forse avrei intitolato questo post cattivi traduttori.

Domenica ho consegnato il lavoro non fatto o "malfatto" di un collega che, dopo aver preso l'impegno, ha realizzato di non riuscire a portarlo a termine. Solo che lo ha dichiarato due settimane dopo la consegna tassativa, costringendo me, il redattore, il correttore di bozze e persino lo stampatore a un lavoro massacrante e "frettoloso".
Ero piuttosto perplessa da questo comportamento, so che si tratta di un professionista e mi era sembrato strano un simile comportamento, soprattutto nei confronti di un editor amico. A dirlo "nei tempi" ci sarebbe stata l'incazzatura ma non il "danno". Che sia un professionista non ci piove, il "malfatto" se lo è preso per termini non controllati (il "petting" è diventato un "cucchiaio", divertitevi a trovare l'originale....) e per la fretta. Non lo sto paragonando certo al collega che si è preso il lavoro di veterinaria per poi scrivere capello e non pelo. ...
Però è un peccato, il volume era molto interessante, è stato un piacere tradurlo, mi vengono i brividi (di tristezza) a pensare a cosa potrebbe essere sfuggito alle maglie del controllo...

Perché ho cambiato titolo al post? Perché oggi ho acquistato una copia di un mio lavoro di qualche tempo fa e mi sono odiata. Perché ho realizzato che era stato riscritto pesantemente; nel dubbio, sono andata a rivedere la mia traduzione e decisamente non mi è piaciuta. Era poco, poco scorrevole. Onestamente, era orribile. Il danno maggiore però l'ha subito l'autore perché il revisore ci è andato con la mano pesante, trasformando uno stile di scrittura moderno in una "lectio magistralis": ed è colpa mia.

Mi sono veramente sentita un cane. Poi presa dallo sconforto ho iniziato a analizzare i lavori precedenti a portata di mano e per fortuna mi sono tirata su di morale, nessun altro volume ha subito altro se non qualche lieve modifica.

Ma quell'uno basta a farmi sentire male.
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