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Questioni di genere

L'ultimo post di Giacomo Mason, sempre interessante, mi ha spinto a una breve riflessione sul "genere".
I problemi da lui riscontrati nella quotidianità del freelance sono gli stessi che ho incontrato io (o quasi). Lui però ne trae forza, io debolezza.

È una questione di genere?

Spererei di no. In caso contrario vorrebbe dire che anni di pratica non mi sono serviti poi a molto. :)

Spero, piuttosto, che la differenza sia dovuta al fatto che, a parità di età o quasi, abbiamo percorsi opposti. In altre parole io sono dieci anni che faccio l'atipica o la temporanea (recente passaggio) e di normalità ne ho vista poca. (Dove per normalità intendo l'indeterminato classico in ambiente classico, che l'indeterminato in un microambiente è quasi sfigato come me...ma su questo in altra occasione.)

Mi sembra di comprendere invece che Giacomo (mi scuserà la familiarità) è sempre stato un servo (termine dell'autore) in una ditta e ora si è dato alla libertà.

È vero: la libertà è un'altra cosa. Odio i cartellini, la burocrazia, il lavorare a ore invece che a progetto. Avere a che fare con superiori completamente idioti, al punto che ti vergogni per loro.
Eppure.

Eppure se non hai niente a cosa ti serve? Non ho mai vissuto male l'atipicità, anche se la PI ho cercato sempre di evitarla (per paura, perché negarlo, per evitare problemi e costi che vedevo insormontabili). Semplicemente però non ho un futuro, o meglio, non lo avrei se la generazione prima della mia (grazie mamma) non avesse provveduto ai figli. Per lo meno avrò una casa che mi permetterrà di non finire sotto i ponti. Ma dal welfare io sono esclusa.

Niente aiuto in caso di licenziamento (mi è successo), niente aiuto in caso di maternità (rectius: un piccolo assegno in sostituzione dei mesi che non mi pagherebbero), niente pensione perché le casse non sono cumulabili (o rimani atipico per tutta la vita [sei anni non sono pochi, soprattutto se devono essere continuativi], o passi a PI [e investi ] o perdi tutto). Dopo 10 anni esatti di lavoro il niente non mi sembra una gran vittoria.
Eppure.

Eppure lo capisco. Siamo diversi. OGM umani: persone che amano il loro lavoro, che lo intendono a pieno. Persone cui piace avere rapporti paritari, non di sudditanza. Persone che lavorano molto, portandosi il lavoro a casa, spesso dando tutto se stesse. Persone così, in alcuni ambienti, vengono solo considerate alieni o idioti da sfruttare e buttare. Capisco quindi la necessità dell'essere freelance.
Fa bene al cuore.

Io dovrei fare l'addetto stampa. Ho evitato di fare la segretaria a tempo pieno ma, quando capita, tocca anche questo. Sono riuscita a evitare al pelo di tradurre gratuitamente una guida, lavorando extra senza paga. (Il concetto è: è un onore per me. Azz.)
Al momento sto sistemando una questione normativa piuttosto complessa, per la quale un avvocato potrebbe arrivare a chiedere centinaia di migliaia di euro (solo per la preparazione di un cartello, un avvocato ne ha chiesto 800). Lo faccio volentieri, l'argomento mi piace. Vorrei però che la fatica fosse apprezzata. Vorrei non essere vista solo come uno straccio da utilizzare per far luccicare il logo del museo, per poi essere buttata via senza neanche un grazie o un credit nei titoli di coda.
Eppure...

Vola, Giacomo. Vola. Ricordo il finale di uno dei racconti di Michael Ende, non lasciare che il peso degli altri ti impedisca il volo verso la libertà. :-D
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